La ricerca sull’impatto di Luoghi del Cuore realizzata da Fondazione Santagata

Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura ha condotto uno studio di “impatto” del programma I Luoghi del Cuore del FAI, individuando i risultati nella sfera sociale ed economica del nostro Paese. In occasione del ventennale de “I Luoghi del Cuore”, il FAI, avvalendosi della collaborazione scientifica di Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura – attiva su progetti di ricerca, formazione e consulenza in ambito culturale – ha condotto uno studio di “impatto” del programma, individuando i risultati nella sfera sociale ed economica del nostro Paese.
Paola Borrione, Presidente e Head of Research di Fondazione Santagata, ha diretto questo studio e le abbiamo chiesto di spiegarci meglio quali sono stati i passi della ricerca.
- Dott.ssa. Borrione, le linee di ricerca principali di Fondazione Santagata sono il patrimonio culturale, la produzione culturale contemporanea, il turismo e lo sviluppo sostenibile. Come la ricerca di “impatto” dei Luoghi del Cuore si inserisce in questi filoni?
La valutazione di impatto economico e sociale è una delle prospettive di ricerca che spesso Fondazione adotta al fine di mettere in dialogo la comunità di chi produce cultura – intesa come valorizzazione del patrimonio, produzione contemporanea, turismo culturale, … – e l’ampio spettro degli stakeholder di riferimento. Identificare ed esplicitare gli impatti che un progetto, una istituzione o organizzazione culturale hanno su un territorio, quantificando, ad esempio, quali sono gli effetti rispetto all’attivazione della comunità, quali sono gli effetti sulla nascita di imprese e qual è la spesa effettuata dai turisti e come questa si innesta sull’economia locale, facilita il dialogo tra il settore culturale e gli altri settori economici. In questo modo, e questo è l’obiettivo di lungo periodo di Fondazione Santagata, si sensibilizza la società sul ruolo importante del settore culturale rispetto alla costruzione di modelli di sviluppo sostenibili e si identificano dei modelli che possono ispirare altri attori
- Quali professionalità avete messo a disposizione per questa ricerca? Quali strumenti hanno utilizzato i ricercatori per costruire l’analisi?
La ricerca, per la complessità metodologica da cui è caratterizzata, ha necessitato l’integrazione di competenze differenziate. La ricerca è stata condotta all’interno dell’area del Patrimonio culturale di Fondazione Santagata: insieme agli economisti della cultura – la specializzazione che accumuna i ricercatori che lavorano in Fondazione – hanno lavorato i ricercatori che hanno nel loro background formativo competenze di tipo architettonico e di pianificazione territoriale. Questo ha permesso di costruire gli strumenti di rilevazione dei dati e di condurre le analisi con ricchezza di prospettive, integrando metodologie quantitative, come ad esempio l’analisi dei dati economici “agganciati” ai progetti sostenuti, e qualitative, come le interviste ai responsabili locali, il questionario o gli studi di caso. Rispetto ad altre analisi di impatto, condotte su singole istituzioni culturali e per le quali c’è una metodologia di ricerca consolidata, in questo caso abbiamo dovuto declinarla per rispondere alle specifiche caratteristiche del programma, identificando gli effetti potenziali, al di là di quelli “canonici” e inventando una serie di approcci per raccogliere dati solidi da testare. È stata una sfida di grande interesse sul piano scientifico ma anche umano, perché abbiamo avuto modo di conoscere la grande passione delle persone che ruotano intorno al programma.
- La ricerca fornisce un’immagine di grande rilevanza costruttiva del ruolo del FAI, attraverso il programma “I Luoghi de Cuore”, all’interno della società, non solo dal punto di vista culturale e sociale. Quali sono i valori che emergono?
Condensare in poche righe i valori connessi al programma I Luoghi de Cuore è davvero difficile, ma provo a sintetizzarne quattro:
- l’aver saputo intercettare un bisogno delle comunità locali di “ri-appropriarsi”, sentimentalmente e fisicamente, dei propri luoghi di vita quotidiana, caratterizzanti la memoria e l’identità personale e collettiva: è indice di grande capacità di ascolto della società e di sensibilità verso bisogni di grande rilevanza per il benessere degli individui e delle comunità;
- la capacità di coinvolgere il pubblico a livello nazionale rispetto a temi di estrema importanza come la tutela e la valorizzazione del patrimonio: è segno di autorevolezza del FAI e di fiducia da parte delle persone che ne riconoscono la competenza;
- aver individuato un meccanismo di innesco dell’attivazione delle comunità locali, stimolando la cooperazione all’interno delle comunità, e lavorando affinché la cooperazione continui nel tempo che mi sembra racconti una grande efficacia dell’organizzazione nel perseguire i propri obiettivi;
- il perseguimento del principio di sussidiarietà, attraverso il quale il FAI ha garantito un sostegno economico, anche mettendo a disposizione professionalità e competenze, soprattutto a realtà caratterizzate da un patrimonio “minore” e in molti casi in condizioni critiche e di emergenza.
- Ci sono dei dati emersi grazie alla ricerca che l’hanno particolarmente colpita?
Quando si guardano le mappe dei Luoghi si rimane davvero colpiti: coprono l’intero Paese e si addensano anche nelle aree interne. Restituiscono un senso di appartenenza ai luoghi in cui si è vissuti, si è passata l’infanzia o trascorse le vacanze che penso non abbia altre rappresentazioni più efficaci. L’altro dato che mi ha colpito è la conferma di un’ipotesi che avevamo fatto in fase di preparazione della rilevazione e dell’analisi, ovvero che avremmo trovato effetti anche nei comuni di minori dimensioni. La conferma nasce sia dai dati quantitativi, sia dai riscontri forniti dalle interviste.Il progetto de “I Luoghi del Cuore” è capace di illuminare allo stesso modo il patrimonio delle grandi città e dei centri minori, fino a quelli “sperduti”.
Riferimenti:
FAI
13 settembre 2024
online