Musei e visitatori: quali i veri numeri?

Il Sole 24 Ore, insieme all’economista della cultura Giovanna Segre, docente dell’Università di Torino e presidente del CSS-Ebla, ha confrontato le variazioni percentuali dei visitatori totali e paganti del 2016 sul 2015 e dei relativi introiti da biglietteria dei principali musei italiani. I risultati dell’analisi sono riportati in un articolo (qui di seguito liberamente sintetizzato) a firma di Marilena Pirrelli.

 

I musei italiani riallestiscono le collezioni, organizzano mostre, aprono nuovi spazi e i risultati si vedono: 45,5 milioni di visitatori e 174,9 milioni di introiti lordi da biglietteria nel 2016. Vent’anni fa erano 25 i primi e 52,7 i secondi: quasi raddoppiati i visitatori e triplicate le entrate. Ma a osservare da vicino i visitatori, ci si domanda: quante sono le teste e quanti i biglietti? Le informazioni statistiche non sono uguali per tutti. Perché per alcuni i visitatori sbandierati non sono teste ma biglietti staccati e dichiarati in Siae. Sliding doors in alcuni casi: il visitatore che stacca tre biglietti per vedere le diverse proposte all’interno della singola istituzione culturale viene contato tre volte. Ad esempio alla Reggia di Venaria per vedere la Reggia o le Scuderie, i Giardini o le quattro o cinque mostre temporanee che di volta in volta vengono allestite ci sono biglietti diversi. Così si è collocata al top dei primi 28 siti censiti dal Mibact per incremento del numero di visitatori tra il 2015 e il 2016 (+71,3%), mentre le entrate sono salite solo del 36,44%. Com’è possibile?

 

La Reggia di Venaria è gestita dal Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, ha autonomia gestionale ed è nelle sue disponibilità scegliere come far pagare gli ingressi. Bene, ma quando il Mibact fa l’encomiabile sforzo di raccogliere dati, elaborarli e diffonderli per monitorare, con un approccio alla politica culturale finalmente evidence-based, i risultati delle sue scelte, allora i numeri devono essere omogenei. Il totale dei visitatori comunicati dalla Reggia nel 2016 era di 994.899, ma non possono essere paragonati a quelli per esempio del vicino Museo Egizio (Fondazione), giusto per restare sullo stesso territorio, pari a 852.095 visitatori, dove si entra con un solo biglietto intero (15 euro). Perché altrimenti i confronti non sono oggettivi. La prima registra – secondo i dati forniti dalla biglietteria della Reggia – un aumento di biglietti staccati totali del 71,3% e di quelli paganti addirittura del 73,6% a fronte di un incremento degli introiti solo del 36,4%. 

 

«Quello che dalla lettura delle tre variabili disponibili (visitatori paganti, non paganti e introiti) si può vedere con semplici elaborazioni – spiega la professoressa Giovanna Segre – è che, oltre alle graduatorie dei più visitati, bisogna porre attenzione alle scelte di gestione dei musei per capire la dimensione economica, sociale e culturale che accompagna la vita di queste istituzioni. Questo può essere fatto solo raccogliendo dati e studiandoli, ma la cosa peggiore che possa capitare è quella di studiare le relazioni tra dati disomogenei, come a oggi sembra essere successo in maniera macroscopica nel caso della Reggia di Venaria che risulta aver avuto in un anno oltre 413mila visitatori paganti in più (partendo da quota 561mila). È evidente che non sono 413mila persone in più entrate alla Reggia».

L’articolo completo è consultabile a questo link.