Dieci Riforme “a Costo Zero” per la Cultura

In questi giorni si susseguono molte proposte per ridare slancio al mondo della cultura. La maggior parte presuppone però un aumento di spesa pubblica o una riduzione di entrate. Per carità, obiettivi sacrosanti, ma vorremmo essere invece più realisti. Nella situazione di crisi attuale, infatti, riteniamo che debbano essere considerate essenziali alcune proposte di tipo regolativo, che non comportino un onere per il bilancio pubblico. È su queste riforme a costo zero che vi invitiamo ad una riflessione prioritaria.
L’obiettivo della produzione di nuova cultura, e quindi della inevitabile importanza delle industrie creative, è caratterizzante di una visione matura del rapporto tra cultura e sviluppo economico sostenibile. E’ però anche il riconoscimento di un doppio valore della cultura: come motore della crescita economica, dei redditi e dell’occupazione e come fattore di miglioramento della qualità sociale.
Vogliamo in particolare che la nuova cultura favorisca l’inclusione sociale, consenta ai cittadini di realizzare i loro piani di vita, promuova il dialogo, la fiducia e la cooperazione. In una parola vogliamo che i nostri musei e teatri si trasformino in centri culturali dialoganti. Vogliamo che le nostre città diventino, come molte lo furono, città creative dove la qualità della vita è alta e nobile.

1. Negli ultimi anni la definizione di cultura è molto cambiata. Non solo per l’irrompere dei nuovi media, ma anche per il recupero pieno delle tecniche e dei saperi tradizionali che rendono culturali settori prima considerati solo per il loro contenuto economico e produttivo, quali la moda, il design industriale, il cibo, la pubblicità o il software applicativo. La nuova cultura richiederebbe come minimo un nuovo nome per il Ministero. Lavorare per una trasformazione del nome in “Ministero per la Cultura” non è una mera scelta nominalistica, ma l’opportunità per creare un nuovo riferimento politico e amministrativo per settori culturali oggi trattati come meri comparti industriali, commerciali o agricoli.

2. Il riconoscimento di una nozione più moderna di cultura porta inevitabilmente a prendere in considerazione le politiche per le industrie della cultura materiale, del patrimonio e dei contenuti. Questa nuova sensibilità potrebbe manifestarsi attraverso la creazione di una Direzione Generale per le Industrie Creative che si occupi di enogastronomia, artigianato, design e moda, delle industrie del contenuto (editoria, cinema, televisione, radio, software applicativo, social media), delle industrie del patrimonio culturale (architettura, musei, monumenti, musica e spettacolo, arte contemporanea). Questa innovazione di fatto creerebbe una cabina di regia unica, finalmente capace di guidare questa parte imponente dell’economia nazionale sia alla crescita, sia al posizionamento internazionale dell’Italia.

3. Un modello di sviluppo locale strategico si fonda sul tentativo di individuare ambiti e strumenti specifici di crescita locale fondati sulla creatività e la cultura. Il punto di forza è la costruzione di 8000 politiche di atmosfera creativa, in grado di avvolgere e guidare in ogni Comune d’Italia le nuove forze dello sviluppo locale nei settori a elevata produzione di beni e servizi culturali e di favorire le condizioni per il dispiegarsi di vantaggi reciproci, positivi e condivisi dagli agenti di questo nuovo mondo industriale e commerciale. Nell’atmosfera creativa le relazioni tra i vari attori delle filiere produttive si esprimono sotto forma di reti che sono la forma più flessibile e coerente con la grammatica della creatività. Più in una città si sviluppano i sistemi creativi, più la sua atmosfera raggiunge la massa critica necessaria per avere crescita sostenibile e competitiva.

4. Le istituzioni culturali statali in Italia sono da sempre state i principali attori della preservazione e promozione della cultura del nostro Paese. Tuttavia una gestione troppo centralizzata e basata sul trasferimento delle risorse dal Ministero alle singole istituzioni ha portato ad una pericolosa assenza di incentivi economici nella gestione di quest’ultime, riducendone molte volte la loro efficienza, con la recente eccezione delle sovrintendenze speciali e dei poli museali. Se prendiamo come esempio un museo, i proventi della vendita dei biglietti sono trasferiti direttamente allo Stato. Ciò rompe una logica efficiente perché non garantisce un ritorno per le gestioni più di successo. Efficiente è invece quel sistema che garantisce il giusto riconoscimento per gli sforzi e il buon lavoro fatto. Riconoscendo che sia prerogativa del Ministero porre gli obbiettivi e le regole generali per le istituzioni statali in termini di accesso e qualità dei beni e servizi culturali forniti, è possibile ridisegnare il sistema degli incentivi con una nuova modulazione dei trasferimenti. Si propone per questo di lasciare alle istituzioni culturali statali una quota significativa degli incassi dei biglietti, mentre la restante parte viene trasferita all’amministrazione centrale per costituire un fondo di perequazione.

5. Un punto di debolezza strutturale delle politiche culturali italiane è l’incapacità di coniugare le risorse pubbliche con quelle private per la realizzazione tanto dei grandi quanto dei piccoli progetti. Un esempio concreto per raccogliere fondi dai privati è sviluppare al meglio il sistema de “Gli amici del museo …”. Si tratta di una modalità di fundraising poco e malamente realizzata in Italia, che invece in altri paesi, soprattutto anglosassoni, mette a disposizione del settore culturale pubblico una notevole mole di risorse, consentendo una maggiore autonomia dell’istituzione e una partecipazione diffusa della comunità. Le associazioni amici dei musei attualmente esistenti sono per lo più elitarie, mentre dovrebbero diventare un fenomeno democratico di massa, come suggerito da un uso diverso delle carte di abbonamento ai musei, che potrebbero consentire ai cittadini di trasformarsi da meri utenti in partecipanti al processo decisionale.

6. Spesso nelle istituzioni culturali sarebbe possibile realizzare Economie di scala, conseguire Maggiori livelli di efficienza, Razionalizzare l’uso delle risorse, e così ottenere ricadute positive anche sul piano della visibilità e del rapporto con la comunità. Secondo questa logica si potrebbe disegnare un nuovo modello che comprenda una prima fascia di musei statali nazionali (ad esempio, con almeno 100.000 visitatori l’anno), lasciando la gestione di tutti gli altri secondo le preferenze locali dei cittadini. Nessun museo deve scomparire, ma rivivere in processi di fusione o unione fra piccoli musei, tramite iniziative di aggregazione su base territoriale (come in Gran Bretagna) o su base tematica (come in Catalogna), nei quali funzioni di amministrazione, comunicazione, valorizzazione sono gestite in comune fra più entità.

7. L’organico del Ministero è spesso caratterizzato dalla presenza di persone competenti, altamente specializzate, con un’esperienza di elevato livello. Tuttavia, soprattutto per quanto riguarda le giovani generazioni, non sempre le persone sono allocate alle diverse funzioni in base alle loro competenze. Vi sono infatti numerosi casi di over-education rispetto alle mansioni assegnate. Pur sapendo che si tratta di tematiche delicate, che richiedono una serie di incontri e di trattative con le parti sindacali, proponiamo di cercare di superare i formalismi per compiere un’operazione che porterà ad un innalzamento della qualità del lavoro prodotto dal Ministero e della qualità di vita dei suoi dipendenti. Si propone di compiere un Bilancio delle Competenze e una survey aspirazionale del personale del Ministero che permetta la riallocazione delle persone in base alle loro qualifiche con il risultato di diminuire il ricorso alle consulenze esterne; di anticipare il problema del ricambio generazionale che si verificherà quando gli attuali funzionari andranno in pensione, affiancando loro persone capaci, preparate, appassionate; di progettare e realizzare una serie di servizi innovativi all’interno dei musei e degli altri istituti culturali; di evitare lo spreco di competenze e la disaffezione nei confronti del lavoro che ne possono derivare.

8. Le competenze e capacità professionali dei responsabili della gestione e del governo della cultura e delle industrie creative (funzionari e personale dipendente degli Enti pubblici, degli Enti strumentali, delle Società e dei Consorzi controllati) dovrebbero essere maggiormente sostenute. Questo potrebbe avvenire concentrando i temi della Formazione continua sulle nuove tecnologie e sulle competenze economiche e manageriali, in modo da facilitare le capacità di dialogo e creare utili, se non indispensabili, sinergie con il mondo imprenditoriale e produttivo (come ad esempio nella gestione del turismo) e colmare le attualmente fin troppo evidenti esigenze di aggiornamento di decisori e operatori.

9. Osservando il mondo dell’arte contemporanea si nota come l’attuale sistema di mercato premi negli artisti la capacità di rivoluzionare e conquistare i pochi ricchissimi mercati internazionali. Festival e fiere a vocazione più locale, come Paratissima di Torino, oppure borghi storici con forte presenza di artisti, come Bussana in Liguria, hanno dimostrato un crescente interesse della popolazione e dei turisti verso forme di arte contemporanea di produzione e consumo più locale, di Arte Contemporanea a Km 0. I fruitori sono fortemente attirati dall’atmosfera informale e bohémien. Quest’arte “di quartiere” favorisce la creazione di nuovo capitale sociale, permettendo contatti e ibridazioni tra persone solitamente non vicine all’arte contemporanea internazionale, e spesso apre la strada alla rinascita di quartieri o borghi in declino. Si propone pertanto di favorire meccanismi di riconoscimento e valorizzazione di tali fenomeni artistici, coinvolgendo tutta la filiera di produzione artistica e artigianale con sistemi di educazione, informazione e facilitazione di iniziative indirizzate in tal senso. Se da un lato si potrebbe favorire il contatto tra gli artisti locali e il sistema della formazione, si potrebbe contemporaneamente facilitare la gestione amministrativa e fiscale di quelle manifestazioni o attività volte alla promozione degli artisti locali, favorendo notevolmente l’emersione di organizzatori e creatori da zone burocratiche “grigie”.

10. L’Italia è uno dei paesi più desiderati al mondo come destinazione turistica culturale. Tuttavia la sua attrattività e competitività sul mercato turistico internazionale sta attraversando una fase di calo. Ciò anche a causa della complessità e frammentazione normativa e gestionale che caratterizza turismo e cultura, e della mancanza di punti di incontro tra le strategie di questi due settori. Riteniamo sia assolutamente necessario che turismo e cultura trovino un luogo di ricongiungimento istituzionale e per questo proponiamo la creazione di un tavolo di lavoro comune tra il MiBAC e le rappresentanze istituzionali del turismo finalizzato a individuare e promuovere sinergie tra i due settori in termini di: visibilità del patrimonio culturale anche minore; sostegno alla riqualificazione e all’innovazione dell’offerta turistico-culturale italiana in sinergia con le industrie creative; apertura di nuovi sbocchi sui mercati internazionali per la cultura materiale e il Made in Italy.