1 luglio 2026 – Fondazione Santagata alla presentazione pubblica del primo report di ricerca dell’Atlante italiano del fundraising culturale presso l’Università IULM di Milano. In questa occasione abbiamo iniziato a tracciare le prime rotte dell’Atlante: un sistema di mappe in costruzione per orientarci dentro un ecosistema complesso, fatto di attori, strumenti, competenze e trasformazioni future delle risorse private per la cultura.

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Nel corso della mattinata, Paola Borrione e Federica Rubino di Fondazione Santagata hanno presentato i primi dati raccontati dalle mappe: chi sono i principali attori dell’ecosistema? Quali strumenti abbiamo a disposizione? Quali dati ci aiutano — e soprattutto quali ancora mancano — per leggere il fenomeno del fundraising culturale in Italia?

In Italia ci sono quasi 57 mila organizzazioni culturali non profit, ma solo il 16,3% dichiara di svolgere attività di fundraising e solo circa un ente culturale non profit su dieci riconosce relazioni significative con i propri donatori. Tra gli enti culturali che ricevono contributi, donazioni e lasciti, il 29,2% indica le imprese private tra i finanziatori. Il 26% delle imprese eroga fondi a favore di cultura e beni culturali, mentre il 21% si dichiara orientato a sostenerli in futuro. Anche le fondazioni di origine bancaria confermano un ruolo centrale: nel 2024 hanno destinato 256,5 milioni di euro ad arte, attività e beni culturali.

Abbiamo poi guardato agli strumenti, in vista della costruzione di una tassonomia condivisa: l’Art Bonus ha superato 1,17 miliardi di euro di erogazioni cumulative, ma la distribuzione territoriale resta molto concentrata: 5 regioni su 20 raccolgono l’85,4% delle erogazioni. Il 5×1000 destinato alla cultura rappresenta circa lo 0,48% del totale, mentre il crowdfunding è utilizzato solo dall’8% delle organizzazioni culturali che fanno raccolta fondi.

Nel pomeriggio, il lavoro si è spostato dalla mappa del presente al disegno delle rotte future.
Con una sessione partecipata di confronto e raccolta dati ispirata al metodo Delphi, abbiamo discusso quattro trend del fundraising culturale:
🔹 Digitale relazionale: non solo canali online, ma infrastrutture per conoscere i donatori, usare meglio i dati, semplificare l’accesso al dono e rendicontare il valore generato.
🔹 Empowerment e corresponsabilità culturale: il fundraising come passaggio dalla richiesta economica alla costruzione di fiducia, appartenenza, comunità e partecipazione attiva.
🔹 Place-making e geografie del dono: il sostegno alla cultura come leva di sviluppo locale, prossimità, attrattività territoriale e valorizzazione dei luoghi.
🔹 Competenze, governance e professionalizzazione: il fundraising come funzione strategica, capace di incidere su programmazione, modelli organizzativi, sostenibilità e relazioni di lungo periodo.

L’Atlante nasce anche per questo: per costruire una grammatica comune con cui leggere il fundraising culturale, capire dove siamo e immaginare quali rotte future possiamo aprire in un percorso condiviso tra ricerca e comunità di professionisti.

Grazie a tutte le persone che hanno partecipato con interesse, portato stimoli e idee al tavolo e contribuito con la loro professionalità a questa prima tappa. Un grazie particolare ad Angelo Miglietta e Martha Friel dell’Università IULM per il supporto nella ricerca e per averci ospitati, a Massimo Coen Cagli della Scuola di Fundraising di Roma, Riccardo Tovaglieri di Patrimonio Cultura, Carolina Botti di Ales S.p.A. e Lorenza Gazzerro di Fondazione Cariplo per aver accompagnato il confronto.

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